Laboratorio di Scrittura³:HOME > Articoli > Esprimere se stessi: i "murales mobili" africani

I molteplici volti dell'arte sono sotto i nostri occhi ogni giorno, ma spesso rinunciamo a esprimere la nostra voce, i pensieri e le idee per mancanza di talento e coraggio.
Rimanere in silenzio ci appare la scelta più opportuna quando pensiamo di non aver ricevuto particolari doni da madre natura.
Eppure, intorpiditi dal silenzio, pensieri, idee ed emozioni continuano a sussurrare la loro ineguagliabile verità e a tormentarci.
Lo scrittore nigeriano Wole Soyinka, nel suo articolo Filosofia di strada, parla del volto nascosto dell'arte che in Africa trova espressione nell'arte di strada, in particolare in quelli che lui definisce "murales mobili".
Anche chiamati "miniature itineranti", sono descritti da Soyinka come dipinti "sfrontati, grezzi, dai colori strani e vistosi". Si tratta di opere di autodidatti che si possono ammirare in Africa e in America Latina.
Sono frasi dipinte, riflessioni di gente comune che esprime se stessa e le proprie idee.
"Spesso si tratta di proverbi, espressioni di saggezza popolare, battute tratte dalle fonti più disparate, strappate dal loro contesto originario", scrive Soyinka.
Tali scritte si trovano sui grandi camion tipici dell'Africa, i trotros ganesi o i mammy-wagons nigeriani e secondo lo scrittore rappresentano una forma d'arte impegnata e sovversiva.
Sono l'espressione creativa di persone che vogliono far sentire la loro voce e non si accontentano del silenzio. Sono semplici frasi che racchiudono molteplici mondi: "Non c'è filo diretto con il paradiso", "Chi mangia poco non muore", "I giovani cresceranno", "Nessuna condizione è permanente".
Sono modi per farsi sentire e ascoltare, un esempio pratico di creatività eccentrica ed esuberante.
Nel suo articolo Soyinka ci mostra come una frase sia sufficiente per dar voce a vite inesplorate e ignorate. I "murales mobili" sono oggi la testimonianza di una cultura coraggiosa che sfida l'indifferenza, la mancanza di talento, di tempo, le contingenze quotidiane e non accetta di arrendersi di fronte a scuse che conducono all'inesorabile repressione della nostra voce.
E voi, come esprimete voi stessi? Quale forma d'arte scegliete o scegliereste per rappresentarvi?
Scritto da Shiningarden, aprile 2008
Bibliografia: Wole Soyinka, Hot wheels, pubblicato in New Statesman
Credits: Photo by MikeBlyth
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