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    Mi accetteresti?

Stivaletti in velluto, jeans neri attillati adatti a una ragazza senza un filo di grasso, top lilla, giacca abbinata ai pantaloni. Capelli lisci, biondi. Occhi verdi. Sorriso smagliante. "La bellezza è una questione di scelte".

"Belle parole…", pensò Serena distogliendo lo sguardo sognante dal cartellone pubblicitario di fronte a lei. Abbassò gli occhi: il suo non si poteva certo definire il look di una modella, anzi... Per non parlare poi del suo corpo...
Scarpe da ginnastica sfilacciate, jeans scoloriti, felpa di due taglie più grande; capelli castano scuro, senza forma, occhi castani. Un volto anonimo tra migliaia di altri volti anonimi che nessuno avrebbe mai notato, che nessuno si sarebbe mai voltato ad ammirare.
"Bel completo, mi piacerebbe comprarmene uno simile", pensò Helena soffermandosi ad ammirare il taglio perfetto dei jeans e della giacca abbinata, il colore tenue ma penetrante del top. "Sicuramente non farei la sua stessa figura, ma non è questo ad interessarmi. La perfezione non esiste, ma l'imperfezione si può controllare!"

Helena si riavviò i capelli color sabbia; si passò un filo di rossetto sulle labbra e si guardò intorno aspettando l'arrivo della metropolitana. "Ancora due minuti."

"Finalmente!" pensò Serena salendo sulla metro. Per fortuna a quell'ora si trovava sempre posto a sedere.
Si accomodò ed estrasse il libro che aveva iniziato a leggere qualche sera prima: parlava di una storia d'amore tra un uomo e una donna che il destino sembrava voler dividere inesorabilmente. Sospirò pensando alla sua di situazione amorosa: un disastro, non uno straccio di corteggiatore!

- La vuoi smettere? Ora mi stai perseguitando! Non ne posso più. Lasciami in pace oppure ti denuncio!- Helena e il suo vicino si guardarono interrogativi, la ragazza al telefonino davanti a loro sembrava davvero arrabbiata, anzi, furiosa.
La ragazza interruppe la telefonata che sembrava averla turbata tanto e cercò di non far caso agli sguardi curiosi dei suoi compagni di viaggio.

Serena posò nuovamente gli occhi sul romanzo che stava leggendo, la sua vicina doveva davvero essere fuori di sé per reagire in quel modo, le sembrava di aver letto da qualche parte che quando una persona alza la voce è perché dentro di lei sta soffrendo enormemente. Chissà...

"Ecco la prima fermata, ancora cinque", pensò Alessio, lo sguardo assente, perso nei suoi pensieri. Quel giorno avrebbe dovuto sostenere un importante colloquio di lavoro e la sua agitazione, dal momento in cui si era alzato, era cresciuta ad ogni ora.
La giacca e la cravatta proprio non si addicevano al suo carattere, ma non poteva assolutamente permettersi di non ottenere anche quel lavoro. L'affitto chiedeva di essere pagato e così pure le tasse universitarie.

E poi c'erano anche i suoi genitori che continuavano a fargli pressioni affinché uscisse un po' di più, si trovasse una ragazza.
"Hai solo 23 anni, Alessio, dovresti anche pensare a divertirti qualche volta, dopo saranno le circostanze stesse a impedirtelo", continuavano a ripetergli, come se fosse stata la cosa più semplice al mondo seguire il loro consiglio.
"Una ragazza da amare e che ti sappia amare a sua volta non è un qualcosa di così scontato da trovare", pensava ora Alessio con razionalità. "Una ragazza può essere carina finché vuole ma se non mi trasmette nessuna emozione come posso realmente considerarla più di una semplice amica?"

Alessio guardò di sottecchi la ragazza con la quale, poco prima, il suo sguardo si era incrociato. "Carina, pensò, si veste bene, con eleganza, ma tutto finisce qui."
Helena si alzò, era arrivata. Sorrise al ragazzo che gentilmente l'aiutò a raccogliere tutti i suoi pacchetti.
- Shopping? - le chiese scherzosamente. Helena annuì con un sorriso e scese dalla metro. Un bel tipo, doveva avere la sua stessa età, ma lei credeva nei colpi di fulmine.
"Sarà per la prossima volta", si disse allegramente.
La metropolitana ripartì.

"La prossima è la mia." Serena fece per riporre il libro nella borsa quando un violento scossone le fece perdere la presa: la metropolitana si era fermata all'improvviso, tutt'intorno si era fatto buio.

Un avviso annunciò ai passeggeri che vi era stato un improvviso black out, si informava che la metropolitana sarebbe ripartita di lì a qualche minuto e si raccomandava di tener strette le borse in caso vi fossero dei borseggiatori in agguato.
Le luci di emergenza si accesero subito dopo.
Serena tentò di localizzare il libro che le era sfuggito di mano, ma i suoi occhi furono catturati da una forma indefinita.
"Cosa..."

Alessio si era chinato per raccogliere il libro che era finito tra i suoi piedi.
Qualcosa gli sfiorò la fronte, leggera, leggerissima. Un tocco quasi impercettibile.
"Che bella..." Serena tentò di seguire la farfalla che era comparsa così improvvisamente, ma non le fu possibile, era già sparita.
Il suo sguardo si posò allora sul ragazzo davanti a lei, in mano aveva il suo libro.

Alessio rimase per un attimo perplesso, confuso da quell'improvviso incontro, poi i suoi occhi si posarono sulla ragazza che era davanti a lui. Anche lei protesa verso il libro.
La luce ritornò e la metro ripartì.
- È tuo? -
- Sì, grazie -
Serena prese il libro che Alessio le stava porgendo. Lo mise in borsa, si alzò e si diresse verso l'uscita.
Per un attimo si voltò a osservarlo, aveva degli occhi stupendi, comuni, ma stupendi.
Le porte si chiusero dietro di lei.

Alessio la guardò allontanarsi. Una strana agitazione lo pervase a poco a poco. Stava per voltarsi quando intravide la farfalla fuori dal finestrino.
Si toccò la fronte. "Voglio rivedere quella ragazza", fu il suo unico pensiero.

 

INFO AUTORE

Scritto da Shiningarden, 2000

 

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